“To Humans, from Florence”, genesi di un video in lockdown

by Apr 25, 2020video storytelling

Come nasce il video “To Humans, from Florence”? Come si passa da un’idea a uno spot, da 0 a 180 secondi di immagini e musica? Da un concept a un copy a un voiceover a un voiceover a più voci? E come si fa tutto questo durante il lockdown? Provo a raccontarvelo, ma prima il video:

Perchè?

La risposta al perché abbiamo realizzato questa produzione video è la stessa del perché i pesci nuotano, gli uccelli volano e perché lo scorpione punge la rana nella favola di Esopo. E’ la nostra natura.  Volevamo fare un video per Firenze. Il lockdown creato dall’emergenza sanitaria del covid-19 ha stravolto il nostro lavoro, come quello di tutti, ha stravolto il nostro quotidiano e la società in cui viviamo. Ha chiuso noi in casa tra smartworking e panificati vari autoprodotti e lasciato la città fuori, senza di noi.

L’idea

La storia della lampadina che si accende nella mente di un creativo è una mezza verità; è, credo, una specie di allenamento del cervello, ti fai domande, provi a risponderti, ti fai altre domande, provi a risponderti in un altro modo. Poi prendi domande e risposte, ribalti tutto e lo guardi da un’altra parte. La domanda: come posso raccontare la sua bellezza, le sue piazze vuote, il deserto al posto della brulicante massa di abitanti e turisti che si accalcano sotto il David di Michelangelo o si slogano il collo a guardare la cupola del Brunelleschi? Come posso raccontare una città dove non c’è più nessuno a parte i piccioni e… le statue? Quando c’è una cosa che è davanti agli occhi di tutti se la guardi la vedi come la vedono tutti, un modo per vederla diversamente è provare a cambiare punto di visto. No, non ho scelto il punto di vista dei piccioni. E’ sempre bello ricevere un “ma che figata!” per un’idea, ti gasa. Lo ammetto, ero esaltato, l’idea piaceva a tutto il team dello studio. Avevamo un progetto, potevamo realizzarlo, dare un senso a tutto questo, era praticamente già tutto lì, così vicino e vero che bastava allungare la mano per toccarlo… No, era solo un’idea, una di 3 tra l’altro. C’era un bel po’ di lavoro da fare.

Condivisione

Per arrivare al concept finale ci abbiamo lavorato tanto, tutti insieme, in lunghe e piacevoli riunioni su skype, su whereby, su zoom, al telefono, nella mitica chat di whatsapp, creando e modificando un decina di documenti, in una prima povera, poi sempre più affollata, cartella su google drive. E si, anche il titolo del progetto è cambiato nel frattempo.

Il concept e il suo sviluppo

Alla primo brief creativo si può andare in tanti modi, ma un buon consiglio che mi sento di dare è arrivare preparati. Ci saranno talmente tanti nuovi input nella discussione che bisogna avere ben chiari, meglio se scritti i propri, in modo da non perderli. Siamo partiti da una presentazione fatta di statue e di quello che potevano dire, ma che cosa potevano dire? David sicuramente avrebbe sentito la mancanza di tutta la gente che gli sta intorno e lo fotografa e del fiorentino che scorrazzano per la piazza. Ognuno di noi ha un ricordo della città, ha vissuto o conosce una storia: le cento api di Ferdinando in SS annunziata, la statua del Nettuno in piazza Signoria che tutti chiamano Biancone, Il tramonto a piazzale Michelangelo, i lucchetti degli innamorati alla ringhiera di cellini sul Ponte Vecchio, i gelati mangiati sul ponte Santa Trinita. Le abbiamo raccolte tutte e anche di più. Poi abbiamo continuato a farci domande, una piccola parte sono qui sotto, riguardano la sistemazione del concept, la scelta del tone of voice, delle tematiche da affrontare (parliamo o no del virus? le statue lo sanno?) di cosa facciamo raccontare alle statue, di come le facciamo parlare. La discussione era orientata molto sul concreto, alla fine scrivere una storia è un qualcosa in cui ci si sporca le mani ma abbiamo anche un po’ filosofeggiato su come tutto questo periodo ha cambiato la terra e noi. Ma questa è un’altra storia…

ATTENZIONE!

Qui finisce la parte creativo ispirazionale e inizia quella tecnico produttiva, da qui in avanti vi racconto passo passo gli step di lavoro, che strumenti abbiamo usato e come e perchè, se non ti interessa o entusiasma scrolla tutto e salta alle conclusioni. La scrittura e la ricerca per la scrittura: Nel video ci sono i nostri ricordi, i ricordi che abbiamo immaginato avessero le statue, di noi e della loro vita con noi, ma anche i loro ricordi, i ricordi della loro vita come personaggi storici e qualche citazione. Vogliamo con tutto il cuore ringraziare wikipedia e wikiquote (we love you!) per tutte le cose belle che ci hanno fatto trovare, non senza farci penare nella ricerca.

Pre-produzione

Abbiamo selezionato una serie di statue in una lista, l’abbiamo fatta crescere e poi collassare su se stessa, abbiamo fatto uno storyboard e una shooting list e per finire una mappa del tesoro. My maps è stato un ottimo strumento per visualizzare cosa dovevamo fare, come potevamo dividerci le aree da mappare, cosa avevamo già mappato e potevamo andare a ricercare negli hard disk.

Lo shooting

Effettuare le riprese è stato come sentirsi degli astronauti, esploratori di una terra conosciuta e sconosciuta allo stesso tempo. Chi è abituato a svegliarsi presto per fare riprese all’alba (noi si, leggi qui)  o a fare riprese notturne è abituato a vedere la città con poca, pochissima gente in giro, quasi nessuno, ma non così… Vedere piazza signoria o ponte vecchio vuoto è il sogno di ogni filmmaker, di ogni fotografo, sarebbe da ipocriti negarlo; la città deserta è di una bellezza eterea, eterna, che ti prende il cuore, il sapere che è così per un’emergenza sanitaria invece te lo stritola, anche emotivamente non è stato facile. Abbiamo fatto lo shooting nel week end a cavallo tra marzo e aprile, in quattro ma da soli. Quattro filmmakers ognuno con assetto leggero: camera, kit di lenti, gimbal, monitor e monopiede per giocare con il gimbal montato sopra a fare il Crane e arrivare a vedere le cose dal punto di vista delle statue. Faticoso? Nooooooo…
via GIPHY Ognuno aveva la sua parte di città e le sue statue, aggiornavamo la mappa via via cambiando il colore dei pin, caricando le foto di 3-4 inquadrature fatte, così sapevamo tutti a che punto eravamo e potevamo iniziare a montare il video, almeno nella nostra testa. Siamo andati 1 alla volta in studio a scaricare il materiale. Non ci siamo mai visti in faccia.

L’editing e la ricerca delle voci, una richiesta d’aiuto

Da qui in poi il lavoro torna quasi normale. Selezione del materiale, messa a punto del copy del voiceover, registrazione di una traccia guida, editing. Vi racconto solo come abbiamo raccolto le voci. Ci eravamo un po’ fatti prendere la mano dalle storie di queste statue così in 180 secondi di video abbiamo fatto parlare circa una 30ina di statue. Per raccogliere le voci abbiamo fatto una call tra attori e speaker amici e chiesto a loro di di condividerla con colleghi e amici, gli abbiamo chiesto una voce,  #unavoceperfirenze . Li ringraziamo tutti dal profondo e rigorosamente in ordine alfabetico ma prima le donne: Luisa Bosi, Laura Croce, Alessia de Rosa, Elena Miranda, Daniela Morozzi, Gaia Nanni, Ivano Bini, Andrea Bruni, Gabriele Giaffreda, Massimo Grigò, Francesco Migliorini, Marcello Sbigoli, Matteo Zoppi. Grazie di averci aiutato e mandato le vostre voci registrate, con microfoni professionali, semiprofessionali, telefoni cellulari e messaggi vocali dalle vostre case e stanze dall’acustica perfetta. Il fonico (anzi sound engineer addetto al missaggio, il mio amico Vanni) si è davvero divertito a sistemare tutto. Il resto del lavoro lo possiamo riassumere in: che canzone usiamo? e che color facciamo? Nel tentativo di rispondere a questa domanda abbiamo montato e smontato il video per 6 o 7 volte, lavorando a 4 o 6 mani, ognuno da casa e condividendo critiche e opinioni su tutto. A volte avrei preferito un cliente normale, e credo anche gli altri del team pensando a me.

Qualche GRAZIE in più, che non fa male…

A video ultimato abbiamo contattato il Comune di Firenze che ci ha dato il suo patrocinio al progetto. Abbiamo ricevuto anche un grosso sostegno dal Florence Convention & Visitors Bureau (Grazie mille Carlotta!) e da Toscana Promozione Turistica, che hanno apprezzato molto il  progetto. Un ultimo grazie a The Florentine che ci ha aiutato con la traduzione.

CONCLUSIONI

Il lockdown ha creato difficoltà produttive senza precedenti, ma crediamo abbia anche stimolato la creatività, questo video è la nostra risposta sul tema. Quando è iniziata la grande chiusura per una settimana abbiamo continuato a lavorare per chiudere i progetti pendenti poi ci siamo scontrati con la vastità della prateria di tempo che si apriva davanti a noi, potevamo rimanere fermi e spaventati o correre. Abbiamo corso, in tutte le direzioni che potevamo, abbiamo impegnato questo tempo in formazione, progettazione e riflessione. L’ultima cosa ci ha fatto aprire gli occhi su una piccola grande verità, noi usiamo questa città. Usiamo la sua bellezza per rendere migliori i nostri video. Le vogliamo bene? Certo! Ogni fiorentino, nato qui  o adottato da questa grande culla del Rinascimento deve qualcosa a Firenze (io le devo moltissimo ad esempio). E la città stessa con la sua storia e la sua bellezza senza tempo che ci insegna quanto di bello e grande abbiamo potuto fare uomini e donne come noi. Abbiamo solo deciso di rendergli omaggio con quello che sappiamo fare. E’ stato bello.
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